È ampiamente dimostrato, sia dal punto di vista scientifico che dal saper comune, che ogni cervello ha un proprio modo di apprendere e ricordare le informazioni, effettuare ragionamenti veloci o complessi, astrarsi o approfondire la conoscenza.
L’aumento di consapevolezza delle diversità fisiologiche della mente degli individui ha portato nel tempo al tentativo di differenziare l’offerta didattica formativa agli studenti, mantenendo però i limiti strutturali di una scuola che prevede una persona che trasmette il sapere (docente) e varie persone che ricevono il sapere (studenti), il tutto contemporaneamente in un’unica lezione.
La conoscenza di come funziona il cervello umano è sempre più ampia così come la disponibilità di ausili e mezzi informatici per arricchire e differenziare le lezioni, di conseguenza sorge spontaneo domandarsi come mai nella scuola emergano grosse problematiche inerenti alla dispersione scolastica o alla fortissima demotivazione dei ragazzi, che diviene contagiosa addirittura per alcuni professori. La risposta a questi quesiti non è affatto scontata e attualmente è oggetto di numerosi studi e riflessioni; quello che però possiamo attivamente implementare è la conoscenza di come funziona il cervello, nelle sue peculiari debolezze e punti di forza. Spesso ai ragazzi viene proposto un metodo di studio che non è adatto alle modalità di apprendimento che gli sono proprie, proponendo un metodo che magari funzionava per il genitore o per il docente, ma che mal si adatta
alle caratteristiche dello studente.
Per orientarsi sulla conoscenza del proprio cervello occorre sapere che ci sono diversi stili di
apprendimento:
- Visivo-verbale: l’apprendimento passa attraverso la lettura
- Visivo non verbale: l’apprendimento si ottimizza attraverso immagini, disegni, fotografie, simboli, mappe concettuali , grafici e diagrammi
Uditivo: l’apprendimento è favorito dall’ascolto, quindi assistere a una lezione, partecipare a discussioni e dal lavoro con un compagno o a gruppi sono ottimi mezzi di apprendimento - Cinestetico: attraverso lo svolgere attività concrete si attiva un canale preferenziale all’apprendimento, come fare esperienza diretta di un problema, per comprendere ciò di
cui si sta parlando.
Un altro aspetto che aiuta la conoscenza del proprio cervello è capire come viene elaborata
l’informazione una volta appresa:
anche in questo ambito si possono individuare alcune categorie che vengono denominate stili cognitivi, che tendenzialmente una persona tende a prediligere.
Secondo Cesare Cornoldi, i principali stili cognitivi si possono classificare in tre macroaree, la cui lettura delle varie caratteristiche può aiutare il lettore a riconoscersi per poi trovare una modalità di studio personalizzata e quindi efficiente:
- L’area della percezione, legata a come le informazioni ci raggiungono. Se di fronte a un bel quadro vediamo prima i dettagli e poi ne cogliamo l’insieme abbiamo un approccio analitico, viceversa se prima cogliamo il quadro nel suo insieme e poi ci soffermiamo sui dettagli allora
avremo un approccio globale.
Applicando questa osservazione al un proprio metodo di studio, ad esempio, una persona che
ha un approccio globale avrà necessità prima di apprendere nello specifico la materia di studio, di coglierne il senso e l’idea generale , invece la persona analitica tendenzialmente procederà con l’apprendimento di alcuni aspetti, fino alla comprensione completa dell’argomento. Il non rispetto di questo tipo di stile cognitivo forzerà la predisposizione naturale dello studente producendo fatica e frustrazione. - L’area della memoria, legata a come ricordiamo le informazioni apprese. Ci sono persone che sono
favorite nell’apprendere attraverso le immagini o simboli (visuale), e altre attraverso i suoni o le parole (verbale). Anche in questo caso, una volta individuato il proprio metodo di memorizzazione delle informazioni, si potranno personalizzare al meglio gli strumenti utilizzati nello studio. - L’area del ragionamento, relativa a come si elaborano le informazioni ricevute e immagazzinate. Le modalità di ragionamento si possono osservare in ogni ambito della vita di una persona, perché il nostro cervello si muove al fine di risolvere i problemi quotidiani che si presentano secondo alcune modalità di base. Quando ci si muove a piccoli passi, analizzando tutti i possibili dettagli si adotta un approccio analitico, invece se ci si esprime in prevalenza su ipotesi globali che poi si cerca di confermare o confutare si ha un approccio intuitivo.
Si può inoltre osservare una tendenza all’impulsività sei i tempi decisionali sono brevi oppure all’essere riflessivi se i tempi decisionali sono più lunghi. Imparare a osservarsi con attenzione,
accettando che il cervello umano è unico e irripetibile come una impronta digitale, permette di
ridefinire il concetto di apprendimento e di conseguenza di scuola, nel suo approccio agli studenti.
Conoscendo le proprie caratteristiche, gli studenti avranno la possibilità di sentire che hanno parte attiva nel processo scolastico e non sono quindi solo meri contenitori di dati, nei quali viene riversato il programma didattico nella misura più ampia possibile. La sensazione di impotenza e di passività che spesso si incontra negli studenti, favorisce enormemente il distacco emotivo dalla bellezza di imparare, dalla meraviglia legata alla curiosità del nuovo. L’istinto di imparare è connaturato nell’uomo, lo si osserva nell’infanzia dove ogni esperienza è occasione di gioia e meraviglia ogni volta che si aggiunge un nuovo sapere. Se dovessimo essere fedeli alla natura dell’uomo, dovremmo quindi avere moltitudini di studenti contenti e appagati di frequentare la scuola. Rimanendo nella realtà dei limiti che la società offre con il sistema scolastico, potremmo contribuire a un ritorno all’amore del sapere radicato in noi, creando un meccanismo attivo e personale allo studio, conoscendo e accettando le caratteristiche personali, e imparando sempre di più a utilizzare al meglio il grande e meraviglioso strumento che ci è stato dato in dotazione alla nascita: il nostro cervello.
Mirella Cacco
Consulente Familiare
In famiglia come va? – Gennaio 2020
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